Rientro dall’Abruzzo

Eccomi di ritorno,
anche se il mio turno è arrivato ora,
e ormai sono passati due mesi dal sisma,
non è stata certo una passeggiata.

Le verifiche sulla stabilità delle abitazioni, per valutare se renderle agibili, sono state abbastanza impegnative, praticamente per una settimana si è lavorato ogni giorno dalla mattina alla sera, e la stanchezza si è fatta sentire abbastanza. Riposare in tenda, con la pioggia scrosciante che ti sveglia più volte durante la notte, non aiuta a recuperare le energie, ma il pensiero di chi da due mesi sopporta ben più di questo, e non ha ancora idea di quando potrà tornare in una casa, è più che sufficiente a superare il lieve disagio.

Buona parte degli scatti che ho fatto riguardano le verifiche, le lesioni e i crolli, dato che mi serviva un promemoria che consentisse di avere una traccia delle abitazioni controllate e di ciò che avevo visto, ma durante i rientri serali siamo riusciti a vedere alcune delle zone più colpite, classificate come zone rosse, all’interno delle quali al momento possiamo entrare solo noi Vigili del Fuoco ed eventualmente qualche altra persona che viene con noi.

Sono stato a fare verifiche a Sulmona, a Monticchio e a Piànola, ed ho visto la zona rossa di quest’ultima, de L’Aquila , di Castelnuovo e di Onna, il piccolo centro che è stato quasi completamente distrutto.

E’ difficile catturare in una immagine ciò che si prova passando tra le macerie, tra i muri in procinto di crollare, tra le pareti sventrate tra le quali rimangono talvolta affacciati sul vuoto, un tavolo con le sue sedie, un televisore, un letto, un bagno e gli oggetti che quotidianamente fanno parte delle cose che ci circondano, e sembra di vedere ancora li’ le persone che poche ora prima del terremoto cenavano, parlavano e riempivano di vita quelle stanze.

Ma ciò che non è possibile riportare in una immagine è l’irreale silenzio che rende così strano aggirarsi nelle “zone rosse”. Tutto tace, non si sente nessuno dei piccoli o grandi rumori che ci circondano in ogni momento della giornata, è raro anche sentire qualche uccello. Ci si guarda intorno, circondati dalle macerie, pensando a quei lunghi secondi in cui la terra ha tremato, e a ciò che devono avere provato le persone che ci vivevano.

A parte il pensiero per coloro che non ce l’hanno fatta a mettersi in salvo, il pensiero andava ai bambini, e a tutti coloro che hanno ora comunque paura di tornare nelle proprie case, anche in quelle che non sono state danneggiate in modo grave.

Diverse persone mi hanno ringraziato, alcune sono rimaste stupite dal fatto che i colleghi che sono entrati nelle abitazioni per recuperare le loro cose, nel rischiare entrando in un edificio pericolante, si siano preoccupati anche di prendere i giocattoli dei loro figli.
Forse non hanno pensato a cosa si prova nel vedere un sorriso sul viso di un bambino costretto a vivere in una tenda, nel riavere i propri giochi, e al modo in cui, mentre parlavo con i genitori, guardavano ammirati la divisa e la macchina dei Vigili del Fuoco.

Una signora di circa 60 anni, che da sola ha portato sulle spalle fuori di casa il figlio portatore di handicap privo dell’uso delle gambe, e ora vive in una delle tendopoli, ora che ha la casa agibile, mi ha chiesto un consiglio su come fare a convincerlo a tornare a casa, dato che è spaventato all’idea di sentire di nuovo la casa tremare, e non è stato facile trovare una risposta ……..

4 pensieri riguardo “Rientro dall’Abruzzo

  1. Ciao Giuseppe,
    ho letto con molto piacere (ed emozione) il tuo post.

    Non ci siamo mai conosciuti personalmente, mi sembra, ma potrei anche sbagliarmi, ma sin dai tempi del C22 ho sempre guardato le tue belle fotografie.

    A presto,
    Fabio
    (…yafabio su flickr)

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