Il fisheye Zenitar 16mm f/2.8

Il fisheye è un obbiettivo sicuramente diverso dal solito.

La classica distorsione esagerata comporta sicuramente problemi nel posizionamento degli elementi nello spazio dell’inquadratura, ed anche lo spostare l’inclinazione verso il basso o verso l’alto comporta un’accentuazione della distorsione.

Sfruttando però queste caratteristiche si può però provare a creare delle immagini interessanti e divertenti.

Canon EOS 5D MarkIII – Zenitar 16mm

Ho tentato di cercare su eBay qualche occasione, ma esistono pochi obbiettivi fisheye automatici per full frame , e la scelta è tutto sommato limitata al Canon EF 15mm f/2.8 e al Sigma 15mm f/2.8.

I costi sono però abbastanza elevati, e spendere oltre 500 euro per uno di questi non rientra al momento per me tra le spese prioritarie.

Dopo aver provato, grazie all’amico Pierpaolo Ciaccio Corona,

https://www.facebook.com/pierpaolo.c.corona?ref=ts&fref=ts

un 16mm Nikkor con anello adattatore per Canon (da utilizzare completamente in manuale), ho pensato di acquistare il fisheye più economico sul mercato: lo Zenitar 16mm f/2.8, completamente manuale, si trova su eBay tra il 150 ed i 170 euro, e le varie recensioni che ho trovato su Internet erano abbastanza positive, così ho deciso di ordinarlo.

L’obbiettivo Zenitar 16mm esiste in due versioni: con l’attacco a vite M42 ed un anello adattatore M42/Canon EOS , oppure direttamente con l’attacco EOS (io ho ordinato quest’ultimo; ho letto che alcune persone hanno avuto problemi con entrambe le versioni, con la Canon EOS 5D markII , sulla quale in alcuni casi lo specchio sbatte nella parte posteriore dello Zenitar, ma con questo esemplare sulla 5D MarkIII non ho avuto problemi).

Mi è arrivato dopo appena 8 giorni dall’ordine, l’ho montato sulla Canon EOS 5D MarkIII ed il mio soggiorno attraverso il mirino si è trasformato in una vasta sala con una enorme profondità.

Canon EOS 5D MarkIII – Zenitar 16mm

I 180° di campo inquadrato (in realtà mi sembrano leggermente meno), costringe a stare attenti a non inquadrare i propri piedi od i propri gomiti, ma l’effetto è sicuramente fantastico.

Ho letto su internet che alcuni Zenitar hanno problemi di regolazione sballata della scala di messa a fuoco (gli standard qualitativi russi nell’assemblaggio non sono sicuramente al top), per cui ero preparato ad un eventuale intervento di regolazione (se non dovesse mettere a fuoco all’infinito è necessario spostare la ghiera in gomma sul barilotto, mollare le 3 vitine sottostanti e far coincidere la messa a fuoco all’infinito con il simbolo sulla scala metrica).

Il mio Zenitar 16mm non aveva questo problema, ma vignettava pesantemente su due angoli; osservando il paraluce ho notato che era stato montato male, e sporgeva di quasi un millimetro su uno dei lati. Ho preso il più piccolo cacciavite da orologiaio che avevo, l’ho limato per ridurne le dimensioni a meno di 1mm, ho allentato le viti di fissaggio del paraluce (attenzione, serve un cacciavite di qualità, le viti sono bloccate dalla vernice, e sono dure da mollare), e l’ho sistemato nella giusta posizione. Nella foto si può vedere lo spazio tra il paraluce storto ed il barilotto, sotto la scritta “FISH-EYE” e una delle viti di fissaggio (il foro era un pò rovinato già all’arrivo), che ho dovuto svitare per poter spingere bene il paraluce per posizionarlo correttamente e recuperare lo spazio verso il barilotto.

A questo punto ho fatto alcune foto di prova, e sono rimasto piacevolmente colpito che già ad f/8 la qualità è già molto buona, anche ai bordi. Un obbiettivo del genere va usato sfruttandone la profondità di campo, per cui saranno molto poche le occasioni di utilizzarlo ai diaframmi più aperti.

Zenitar 16mm – f/16

C’è sicuramente un pò di aberrazione cromatica, ma è facilmente rimovibile con Lightroom 4 (la nitidezza non è elevata perchè la messa a fuoco è sulle abitazioni sullo sfondo).

Zenitar 16mm – f/16 – Aberrazioni cromatiche angolo in basso a SX
Zenitar 16mm – f/16 – Aberrazioni cromatiche rimosse con Lightroom 4.2

Essendo un obbiettivo completamente manuale bisogna avere un pò di pazienza per la messa a fuoco e per l’esposizione.

La messa a fuoco non è un grande problema, la profondità di campo è così elevata che basta giocare con l’iperfocale per avere praticamente tutto a fuoco già da poche decine di centimetri sino all’infinito.

Canon EOS 5D MarkIII – 160 ISO 30 sec – Zenitar 16mm f/22
http://www.flickr.com/photos/giusmelix/8179408025/

L’esposizione deve essere effettuata in stop down. Io utilizzo la fotocamera in AV o in modalità manuale.

In AV si chiude il diaframma al valore desiderato (il mirino diventa più scuro perchè il diaframma si chiude effettivamente girando la ghiera) e la fotocamera sceglie il tempo di scatto corrispondente.

I risultati sono veramente buoni.

Zenitar 16mm

Sono molto soddisfatto della qualità, considerando la cifra spesa, anche se naturalmente non si raggiungono i livelli dell’originale Canon. Va un pò in crisi di notte, inquadrando fonti luminose come i lampioni, perché se non si sta attenti appaiono dei fastidiosi riflessi, ma tutto sommato ci si può convivere.

Canon EOS 5D MarkIII 160 ISO 30sec – Zenitar 16mm f/16
Canon EOS 5D MarkIII – 125 ISO 13 sec – Zenitar 16mm f/8
Canon EOS 5D MarkIII – 8000 ISO 1/15sec – Zenitar 16mm
Canon EOS 5D MarkIII – Zenitar 16mm
Canon EOS 5D MarkIII – Zenitar 16mm f/8

Le cose da segnalare sono la ghiera dei diaframmi che è un pò troppo fine per poterla stringere agevolmente ed è dura da azionare (ci vuole un pò di pazienza nel cambiare apertura), ed il tappo che si può perdere facilmente ed è difficile da trovare. Nonostante avessi messo una cordicella con un biadesivo, l’ho perso dopo 3 uscite. Ne ho ordinato un altro dal venditore, e quand’è arrivato gli ho fatto lateralmente un forellino da 1mm nel quale ho fatto passare un cordoncino di fissaggio.

Confronto Canon EOS 40D, 1Ds MarkII e 5D Mark III

La nuova Canon EOS 5D Mark III è una fotocamera da tempo attesa in casa Canon, ed attualmente affianca la già ottima 5D Mark II, con alcune innovazioni che ne completano le funzioni e le peculiarità, rendendola di fatto una macchina fotografica estremamente versatile e completa.

Tra queste novità ci sono il sistema di messa a fuoco con 61 punti (41 dei quali a croce), contro i 9 punti (1 solo dei quali a croce) della 5D MarkII, la velocità di scatto di 6 fotogrammi al secondo (contro i 3,9 della MarkII), ed un dichiarato miglioramento della resa ad alti ISO.

Molti dei test che si trovano su Internet riguardano immagini in jpg, elaborati dalla fotocamera, che effettivamente appaiono estremamente pulite, anche ad alti ISO. La riduzione del rumore viene effettuata sulla fotocamera in maniera molto efficace, ma questo va naturalmente un pò a scapito dei dettagli. Poichè scatto prevalentemente in RAW, ho cercato di fare un confronto tra le mie fotocamere, essendo veramente curioso su come si comportasse la “vecchia” EOS 1Ds MarkII (la cui tecnologia risale al 2005) e la EOS 40D (che risale al 2007), ma è un APS-C (con un sensore di formato ridotto rispetto ai 24x36mm) e non una full frame come le altre due.

Ho notato che uno dei fattori che più condizionano i test “fatti in casa”, come il mio, è che spesso vengono svolti in condizioni di luce scarsa, ottenendo quindi di fatto dei confronti tra foto sottoesposte.

In questo test ho quindi cercato di ottenere una esposizione corretta, in modo da poter confrontare la resa delle tre fotocamere in condizioni ottimali (cioè con un istogramma equilibrato).

Ogni fotocamera fa una valutazione leggermente diversa dell’esposizione, e dato che gli scatti sono fatti in modalità AV,  potreste quindi trovare delle variazioni di circa 1/3 di stop tra i fotogrammi (la serie di scatti fatti con la 40D e con la 5D MarkIII è fatta compensando l’esposizione , in fase di scatto, di +1/3 di stop. Quelli della 1Ds MarkII non sono stati variati rispetto alla misura fatta dall’esposimetro). Le curve dell’istogramma delle 3 fotocamere sono così estremamente simili, e quindi adatte a confrontare immagini con la stessa esposizione.

Le foto sono state importate il Lightroom con le impostazioni standard, correggendo solo il bilanciamento del bianco in modo da averlo uniforme nelle varie immagini.

I files TIF sono stati trasferiti su Photoshop per affiancarli, confrontarli e ricavare i crop al 100%.

Tutti gli scatti sono stati effettuati in RAW, con la macchina su cavalletto, lo specchio sollevato e l’autoscatto.

Il range ISO della EOS 40D va da 100 a 1.600 ISO in modalità standard, estendibile in modalità H (3200 ISO)

Il range ISO della EOS 1Ds MarkII va da 100 a 1.600 ISO in modalità standard, estendibile in modalità H (da 50 a 3200 ISO).

Il range ISO della EOS 5D Mark III va da 100 a 25.600 ISO in modalità standard, estendibile in modalità H (da 50 a 102.800 ISO).

Ho usato l’obbettivo Canon 70-200mm F/2.8 L IS II a 70mm ad F/10 per i test con la 5D Mark III e la 1 Ds Mark II, ed il Sigma 50mm Macro per i test con la 40D (avevo la necessità di ottenere una inquadratura simile, ma non avevo spazio sufficiente per scattare con il 70mm e quindi ho dovuto optare per il 50mm).

La luce proviene da una finestra sul lato sinistro, ed è diffusa da una tenda. Un pannello riflettente sulla destra rende l’illuminazione uniforme.

Questo è il set delle prove:

Ed ecco ora i files, ingranditi al 100%, ai vari ISO.

Come ho già citato sopra, l’unica elaborazione riguarda il bilanciamento del bianco, in quanto con il passare del tempo la luce del sole si rifletteva su una parete colorata del balcone, causando delle lievi variazioni.

Il primo test, a 100 ISO, dà un’idea della risoluzione dei 3 sensori. A sinistra la EOS 40D (1o megapixel in formato APS-C), a destra la EOS 1Ds Mark II (full frame da 16 megapixel), ed in basso la EOS 5D Mark III (full frame da 22 megapixel).

Nelle immagini seguenti i files delle diverse fotocamere s sono affiancati per poterli confrontare meglio.

Per ogni valore di sensibilità ci sono i crop al 100% di 3 immagini che evidenziano 3 zone diverse della scena inquadrata, per dare un’idea di come cambi la resa anche a seconda della luninosità e dei dettagli.

Non ho effettuato nessun ridimensionamento delle immagini (in diversi test ho visto immagini da 22 megapixel scalate a 38 megapixel, e viceversa, che per forza di cose introducono fattori esterni legati all’algoritmo utilizzato per l’elaborazione, e non rispecchiano ciò che realmente dà ogni sensore, sia per risoluzione che per rumore digitale).

100 ISO

RAW 100 ISO

200 ISO

RAW 200 ISO

400 ISO

Dai 400 ISO in su ho inserito tre immagini che permettano di confrontare la resa del sensore in zone chiare e scure dell’immagine (è in queste ultime che sarà più facile notare il rumore digitale).

RAW 400 ISO crop 1
RAW 400 ISO crop 2
RAW 400 ISO crop 3

800 ISO

RAW 800 ISO crop 1
RAW 800 ISO crop 2
RAW 800 ISO crop 3

1600 ISO

RAW 1600 ISO crop 1
RAW 1600 ISO crop 2
RAW 1600 ISO crop 3

3200 ISO

(EOS 40D in modalità H estesa, 1 Ds MarkII in modalità H estesa, la 5D Mark III è all’interno del range ISO standard).

RAW 3200 ISO crop 1
RAW 3200 ISO crop 2
RAW 3200 ISO crop 3

6400 ISO

(sulla EOS EOS 40D e sulla 1Ds MarkII i 6400 ISO sono simulati, scattando in modalità H estesa, sottoesponendo di uno stop, e recuperando uno stop aumentando l’esposizione in Lightroom)

La 5D Mark III è all’interno del suo range ISO standard.

RAW 6400 ISO crop 1
RAW 6400 ISO crop 2
RAW 6400 ISO crop 3

12800 ISO

(sulla EOS EOS 40D e sulla 1Ds MarkII i 12800 ISO sono simulati, scattando in modalità H estesa, sottoesponendo di due stop, e recuperando due stop aumentando l’esposizione in Lightroom)

La 5D Mark III è all’interno del suo range ISO standard.

RAW 12.800 ISO crop 1
RAW 12.800 ISO crop 2
RAW 12.800 ISO crop 3

25.600 ISO

(non ho voluto qui spingere la EOS EOS 40D ad una risoluzione così lontana dai suoi 1600 ISO standard; sulla 1Ds MarkII i 25.600 ISO sono simulati, scattando in modalità H estesa, sottoesponendo di tre stop, e recuperando tre stop aumentando l’esposizione in Lightroom).

La 5D Mark III è all’interno del suo range ISO standard.

RAW 25.600 ISO crop 1
RAW 25.600 ISO crop 2
RAW 25.600 ISO crop 3

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Qui di seguito ecco due immagini che contengono solo crop al 100% delle immagini scattate con la EOS 5D Mark III, in modo da poter confrontare la resa del sensore agli alti ISO.

Nella prima serie di 3 immagini  scattate con la 5D MarkIII si va da 800 a 25.600 ISO

Canon EOS 5D Mark III – RAW da 800 a 25.600 ISO – crop 1
Canon EOS 5D Mark III – RAW da 800 a 25.600 ISO – crop 2
Canon EOS 5D Mark III – RAW da 800 a 25.600 ISO – crop 3

In quest’altra serie di 3 immagini scattate con la 5D MarkIII si va da 3.200 a 102.400 ISO

Canon EOS 5D Mark III – RAW da 3.200 a 102.400 ISO – crop 1
Canon EOS 5D Mark III – RAW da 3.200 a 102.400 ISO – crop 2
Canon EOS 5D Mark III – RAW da 3.200 a 102.400 ISO – crop 3

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Cameras on tripod, mirror lock Up and selftimer, AV mode.
Only white balance in Lightroom on RAW files (the light changed during the session).
Canon EF 70-200mm at 70mm f/10 on the 1DS MarkII and the 5D MarkIII.
Sigma 50mm macro at f/10 on the 40D .The exposure of the 40D and the 5D MarkIII has been corrected during the shoots at + 1/3 to obtain the same histogram of the 1DS MarkII.I’ve been surprised for the 1Ds MkII quality at 800 and 1600 ISO (it’s an 8 years old camera , 12 bit, Digic 2, but probably the 16 MP sensor is still very good).

Canon EOS 5D Mark III

Finalmente,
dopo quasi due anni e mezzo di attesa da quando avevo pensato di passare ad una macchina full frame, finalmente ho tra le mani una nuova Canon EOS 5D Mark III, e queste sono le prime impressioni d’uso derivanti dalle prove che ho fatto nelle scorse settimane.

Ho aspettato prima di decidermi all’acquisto, ho letto le recensioni, una miriade di commenti sui forum, i test di confronto con la Nikon D800, ho riflettuto se limitarmi a prendere la 5D markII, che in questo periodo si trova a prezzi veramente ottimi (con una qualità veramente simile alla MarkIII, dalle prove fatte finora, ho notato solo un leggero miglioramento agli alti ISO, in raw, nelle parti più scure delle immagini, dove la  5D MarkIII  non ha quasi rumore cromatico, che appare invece nella MarkII), ma dopo tanta attesa alla fine ho deciso comunque  per la 5D MarkIII, ora che si comincia a trovare a prezzi anche inferiori alla Nikon D800.

Due anni e mezzo fa avrei potuto già prendere l’ottima 5D Mark II, ma a suo tempo non avevo la disponibilità economica per acquistarla, e man mano che il tempo passava mi veniva difficile spendere tanti soldi per una macchina che, pur con le eccellenti qualità del suo sensore, era già in produzione da così tanto tempo.
Decisi quindi di aspettare che uscisse il nuovo modello, ma nel frattempo volevo provare una full frame per vedere se il formato 24x36mm faceva per me, e trovai una buona Canon EOS 1Ds MarkII usata che da un anno e mezzo mi accompagna, e con i suoi 16 megapixel ha in questo periodo sostituito la mia sempre fedele ed affidabile 40D, che ancora fa da muletto.

Prossimamente pubblicherò un articolo di confronto tra i files prodotti dalla 1Ds MarkII e quelli della 5D markIII, e dai test che ho fatto potrete vedere come la 1Ds MarkII (una full frame da 16 megapixel), che nonostante risalga concettualmente e tecnologicamente al 2005 (a quel tempo era l’ammiraglia di casa Canon e costava allora circa 7.000 euro), ancora oggi regge veramente bene il confronto con la 5D MarkIII (full frame da 22 megapixel), il cui costo, dopo 5 mesi dalla presentazione avvenuta all’inizio di marzo 2012, è in graduale calo, ed è passato dai 3.400-3.500 euro iniziali, ai 2.800-3.150 attuali).

Avere usato una macchina “un pò tosta” (dal punto di vista dei controlli e della possibilità di rivedere velocemente ed efficacemente le foto sul suo pessimo display da 2″), ma estremamente precisa nell’AF e nell’esposizione, come la 1Ds MarkII, mi ha portato ad apprezzare diverse peculiarità della 5D MarkIII, ma anche di rendermi conto di come la serie 1 porti ad una certa assuefazione, che rende non certo immediata la transizione (i pro ed i contro delle due fotocamere, in queste prime settimane di uso della nuova 5D MarkIII, si fanno sentire).

Da punto di vista ergonomico mi sono trovato subito bene, i controlli sono molto simili a quelli della 40D, il peso del solo corpo con i suoi 950 grammi (batteria compresa) si fa un pò sentire, ma dopo i 1535 grammi della 1Ds MarkII (compresa la batteria che pesa 335 grammi!), mi sento comunque più portato a tenerla appesa al collo per diverse ore.

L’impugnatura è molto buona, anche se la 1Ds MarkII è più comoda da tenere in mano, sicuramente grazie alla sua massiccia solidità (è scherzosamente chiamata “the brick”) e al battery grip integrato, in particolare con obbiettivi molto pesanti come il Canon EF 70-200mm f2.8 L IS II che pesa circa 1530 grammi (però tenere in mano oltre 3 chili è davvero un’impresa).

A questo proposito, bisogna tenere conto del fatto che se sulla 5D MarkIII si aggiunge il battery grip BG-11, la differenza di peso tra le due fotocamere si riduce di parecchio (1.260 grammi con una batteria o 1.340 grammi con 2 batterie, contro i 1.535 grammi con la batteria standard della 1Ds MkII).

Per le articolazioni delle mie mani, che cominciano a scricchiolare e a farsi dolorosamente sentire, ogni alleggerimento è comunque gradito.

I menù sono una scoperta piacevole, sul display da 3,2 pollici è ora quasi un gioco scorrere tra le varie impostazioni, e la qualità delle immagini riprodotte è veramente notevole. Il trattamento antiriflesso funziona molto bene, ed il formato 3:2 del display consente di rivedere le immagini riempiendo completamente lo schermo (ma ci voleva tanto a fare un display con i lati in rapporto 3:2 anche con i modelli precedenti?).

L’autofocus è veramente preciso ed efficace, anche in condizioni di luminosità veramente scarsa (anche con scatti quasi al buio, come quando siano necessari 12.800 e 25.600 ISO). Aspetto però di provarla con i ritratti in studio per verificare se anche questa fotocamera mi permetterà di ottenere scatti veramente buoni come avviene con gli scatti fatti a 800 ISO con la 1Ds MarkII ed il 70-200mm II (sia per la precisione dell’AF che per la pulizia del file), come in questa foto : Luana (1Ds MarkII su Flickr).
La 5D markII ha 61 punti di messa a fuoco, rispetto ai 45 della 1Ds MarkII ed ai 9 della 40D (o della 5D MarkII). Il joystick permette di cambiare velocemente il punto di messa a fuoco (senza ricomporre), ed il cambio automatico del punto di messa a fuoco in base all’orientamento orizzonate e verticale è comodissimo).

La sensibilità di default va dai 100 ai 25.600 ISO. Ho fatto alcune prove e devo dire che, almeno a 12.800 ISO, il rumore c’è ed è avvertibile, ma la resa è comunque molto buona. La riduzione rumore di Lightroom 4 è estremamente efficace, e consente di ottenere immagini sufficientemente pulite, conservando una buona parte dei dettagli. Non bisogna illudersi di avere una macchina priva di rumore digitale, e che si possa scattare a 6400 ISO senza averne. Il rumore c’è, seppure abbastanza contenuto, e la riduzione dello stesso richiede un’azione più incisiva con Lightroom rispetto a quella necessaria sulla 1Ds MarkII. Le sensibilità in modalità estesa (51.200 e 102.800 ISO), devono essere state messe per scherzo (come in qualunque fotocamera, basta sottoesporre di uno o più stop e poi recuperare in postoproduzione per ottenere risultati simili, non certo esaltanti).

Canon EOS 5D MarkIII + Canon EF 24-105mm – 1600 ISO

Di fondamentale importanza (come già avevo sperimentato con la 1Ds MarkII ottenendo spesso ottimi risultati anche a 3200 ISO), è la corretta esposizione di partenza, assicurandosi di essere sul lato destro dell’istogramma.
Se l’esposizione di base è corretta, è possibile ottenere ottimi risultati, anche con scarsa luce ed alti ISO.
Non è però pensabile scattare una foto in pessime condizioni di luce (ad esempio una piazza in notturna , a mano libera a 12.800 ISO con la sola illuminazione ambiente), ottenendo sul file la stessa luminosità iniziale della scena, e poi pensare di poterla schiarire in postproduzione senza pagarne le conseguenze in termini di rumore (da questo punto di vista devo ammettere che la dai test che ho visto la Nikon D800 ha veramente delle capacità di recupero notevoli).
In questi casi, cioè quando si preveda di voler ottenere una immagine con una luminosità superiore a quella che i nostri occhi e che l’esposimetro della fotocamera rileva, è bene, se questo è possibile e se la cosa è compatibile con la luminosità dell’obbiettivo ed i tempi di scatto, cercare di ottenere una immagine che già in fase di scatto sia più luminosa.
Nella fotografia di paesaggio, che a me piace molto, la resa è spettacolare (già la 1Ds MarkII con i suoi 16 megapixel è ottima da questo punto di vista), ed i suoi 22 megapixel consentono di ottenere immagini estremamente dettagliate.

L’otturatore arriva a tempi di scatto di 6 fotogrammi al secondo (che per una full frame sono notevoli), ma la modalità silent, che riduce la velocità di scatto a 3 fotogrammi al secondo, è fantastica. E’ talmente silenziosa che talvolta bisogna soffermarsi e prestare attenzione al flebile suono che  viene prodotto, il che permette di fare scatti in situazioni particolari (come a teatro), dove il “Clanck” delle altre fotocamere è estremamente invasivo e fastidioso.

Alcune cose al momento non mi piacciono molto, già in diversi forum avevo letto dei post sull’argomento, e devo concordare sul fatto che talvolta scelte di progettazione o concettuali risultano sicuramente discutibili:

  • l’illuminazione dei punti di messa a fuoco: una innovazione già introdotta sulla Canon EOS 7D, che come la 5D MarkIII ha un display LCD per la visualizzazione della griglia e dei punti di messa a fuoco. Poichè i cristalli liquidi dei display LCD si limitano ad annerirsi, e non producono luminosità , è necessaria una fonte di luce esterna che permetta di vederli quando ci si trova in condizioni di scarsa luminosità (immaginate di dover fotografare una persona vestita di scuro, sulla quale ai accende il riquadro nero del punto di messa a fuoco). In questi casi l’individuazione del punto di messa a fuoco, in modalità OneShot, avviene per mezzo di un Led rosso che nel momento in cui si raggiunge la messa a fuoco illumina l’intero display LCD dal bordo dello stesso, causando un fastidioso bagliore rosso, che viene addirittura visto da chi sta venendo fotografato, se sta guardando verso l’obbettivo. L’illuminazione tramite il Led interviene anche quando si cambia il punto di messa a fuoco, ed anche in questo caso guardando verso l’obbiettivo si può notare una serie di bagliori rossi (scordatevi quindi di non farvi notare). La cosa è comunque un pò fastidiosa ma ci si può convivere, basta abituarsi. da notare che sulla 40D, sulla 5D MarkII e sulla 1Ds markII invece ogni punto di messa a fuoco abbia un suo Led, che permette di individuare con molta più efficacia il punto o i punti utilizzati. Ecco un breve video trovato su Youtube che dà un idea : Canon 5D Mark III Viewfinder and Translucent LCD Panel

  •  il metodo scelto per l’ingrandimento dell’immagine sul display è cambiato, non è più sufficiente andare in play per rivedere l’immagine e poi premere i due tastini in alto a destra per zoomare avanti e indietro (sistema comodissimo ed immediato), ma bisogna ora andare in play, poi premere il tasto con la lente e poi ruotare la rotella anteriore per zoomare avanti ed indietro. Diciamo che è una via di mezzo tra ciò che viene utilizzato sulla 40D, sulla 7D o sulla 5D MarkII e quello della terribile (da questo punto di vista) 1Ds MarkII. Anche questa non è una cosa grave, probabilmente bisogna solo abituarsi al nuovo sistema, ma fa porre la domanda “ma se funzionava così bene, che bisogno c’era di renderlo scomodo?”

  •  se estraete la scheda compact flash (credo con la macchina accesa, ma devo verificarlo meglio), per scaricare le foto, la macchina si commuta sulla scheda SD, ed anche quando reinserite la scheda CF, l’impostazione sulla scheda di default rimane sulla scheda SD (se ve ne accorgete bisogna reimpostare manualmente la scheda principale sulla CF, altrimenti, quando tornate a casa, lo scoprite perchè trovate la CD vuota).

Queste sono naturalmente solo le prime impressioni d’uso, e come succede ogni volta che si ha tra le mani una nuova fotocamera, è dopo qualche mese che si capisce bene sin dove si può arrivare, come sia meglio regolarsi in fase di scatto, anche in funzione del proprio metodo di postproduzione.
Il manuale contiene oltre 400 pagine, e siceramente devo ancora rileggerne molte per capire bene molte delle opzioni e personalizzazioni possibili.

Is fassois a Santa Giusta – Effezero team

Un’escursione fotografica di livello semplice,
nonchè un’occasione per conoscere queste antiche imbarcazioni costruite con fieno palustre, thifa o “fenu” che cresce sulle sponde dello stagno di Santa Giusta, con il quale si creano dei fascioni che vengono legati insieme per formare una struttura caratteristica, comune ad altre imbarcazioni simili presenti in Egitto e presso il lago Titicaca in Perù.

Io, Stefano Sassu ed Alessandro Cani ci siamo attrezzati di batterie e memory card e siamo andati a documentare la manifestazione nel mese di Agosto 2011. 20121112-000644.jpg

Ho montato il 24-105mm sulla Canon EOS 1Ds MarkII, alternandolo con il 17-40mm, per le foto inziali alle imbarcazioni sulla riva della laguna; il 70-200mm f/2.8 L IS II è stato inzialmente sulla Canon EOS 40D, ma poi invertivo le ottiche sui due corpi macchina, a seconda delle esigenze. Ho sperimentato anche l’uso del moltiplicatore Canon EF 2x II sul 70-200mm, con il quale la perdità di qualità è stata veramente ridotta (la cosa mi ha piacevolmente sorpreso, perchè mi consentirà di evitare, quando non è necessario, di portarmi appresso anche il 100-400mm).

20121112-000201.jpg

La manifestazione si è svolta tra le 10.30 e le 14.00 circa del 7 agosto 2011;
il luogo è facilmente accessibile (la laguna si trova all’ingresso di Santa Giusta, a poche decine di metri dalla strada), ed arrivando 30-40 minuti prima è possibile fotografare con calma i dettagli delle imbarcazioni, prima che vengano poste in acqua.

La manifestazione consiste fondamentalmente di due gare, che si svolgono a breve distanza dalla riva.

La prima gara viene effettuata con Is fassois dotati di remi, che si spostano in senso perpendicolare rispetto alla riva, allontanandosi di diverse decine di metri, e poi tornando indietro, e ripetendo il ciclo per 3-4 volte.
E’ possibile fotografarle in tre posizioni base: all’andata, al ritorno, e nel momento in cui svoltano di fronte a voi.

La seconda gara, che si svolge una mezz’ora dopo il termine della prima, viene fatta con un tipo di fassois leggermente diversi, privi dell’attacco per i remi; la pinta viene data da una pertica, costituita da 3-4 canne legate insieme per avere una sufficiente resistenza. Le barche vengono trasportate al luogo di partenza con un’altra imbarcazione, per evitare che assorbano troppa acqua e si appesantiscano, e vengono calate in acqua solo poco prima del via.
In questa fase le barche partono dal lato destro della laguna, in un punto nel quale l’acqua è abbastanza alta, ed il movimento della barca viene inizialmente dato dall’uso della pertica come un remo. Appena si raggiunge un punto dove l’acqua è più bassa, la pertica viene utilizzata come mezzo di spinta, infilandola sino al fondale. Le barche passano due volte di fronte alla spiaggia, e anche non disponendo di un tele potente, è possibile scattare facilmente delle foto in questo tratto.

Le imbarcazioni si spostano abbastanza lentamente, e non ci sono particolari difficoltà nell’inquadrare e mettere a fuoco.
La luce intensa della mattina e del mezzogiorno consente di usare ISO bassi (200-250 ISO), mentenendo un tempo di scatto sufficientemente rapido. Negli anni passati la manifestazione veniva effettuata al tramonto, e questo probabilmente permetteva di ottenere immagini più suggestive.

20121112-000417.jpg

Un grandangolo è utile per le prime fasi , sia per fotografare le imbarcazioni sulla riva, che per i momenti nei quali vengono messe in acqua o stanno rientrando.
Un tele (200-300mm sono sufficienti per riprendere Is fassois anche un pò da lontano), aiuterà a fare dei tagli più stretti per isolare il soggetto delle foto.

Uno dei problemi, dal punto di vista fotografico, è che di fronte alla riva, sul lato opposto della laguna, ci sono dei fabbricati industriali e dei tralicci, veramente brutti da vedere in foto.

E’ necessario giocare attentamente con le inquadrature per evitare di comprendere questi strutture nella scena, oppure, se ne avete la possibilità, usate degli obbiettivi molto luminosi a tutta apertura (f/2.8 o f/4), giocando sullo sfuocato per renderli poco visibili.

Spostandosi un pò durante le varie fasi è possibile cambiare l’inquadratura in modo tale da non avere foto troppo simili l’una all’altra.

Riguardando le foto è emersa una particolarità legata al colore dell’acqua della laguna, connessa anche alla posizione del sole: nelle foto fatte tra le 10.30 e le 12.30, di fronte ed a sinistra della riva, l’acqua ha una piacevole colorazione tendente all’azzurro, mentre durante la seconda gara, in particolare nelle foto fatte verso destra, assume un colore verdognolo. Questa differenza porta una discontinuità che risulta particolarmente evidente nel rivedere le foto in uno slideshow.20121112-001050.jpg

Per maggiori informazioni, ecco il sito di Sardegna Cultura:

http://www.sardegnacultura.it/j/v/258?s=23533&v=2&c=2772&t=1

La casa delle farfalle – Effezero in action

Un’esperienza fotografica interessante e stimolante, per chi è appassionato di macro e di natura, è quella di effettuare degli scatti alle farfalle.
Normalmente è possibile trovarle all’aperto, e per gli conoscitori attenti del mondo animale, è sicuramente possibile indivuarle con più facilità, riconoscerne la specie e le caratteristiche.
Per un appassionato di fotografia, anche non esperto di natura, rappresentano comunque un soggetto dal quale è possibile, con pazienza, attenzione e, comunque, di un pizzico di fortuna, trarre delle belle immagini.

Canon EOS 1DsMkII + Sigma 180mm macro

Le farfalle, di per se, hanno un volo molto irregolare, fortemente influenzato dalle correnti d’aria, per cui è da escludere poter pensare di fotografarle in movimento.
Bisogna pertanto approfittare dei momenti in cui si posano, e possibilmente di quelli nei quali le ali sono aperte.
Le difficoltà nel mettere a fuoco un soggetto così vicino, con una profondità di campo ridotta, vengono ulteriormente accentuate, all’aperto, dal fatto che anche un leggero vento può far muovere il fiore o la pianta sulla quale si posano.

L’ideale è quindi avere a disposizione molte farfalle, in un posto chiuso, ma abbastanza ampio da potersi muovere agevolmente, con una luce diffusa che eviti ombre nette e dure, e senza movimenti d’aria.

Il posto ideale è sicuramente “La casa delle farfalle”, che si trova a San Gavino in provincia di Cagliari, nella quale un manipolo di fotografi di Effezero (io, Giovanni Maciocco ed Alessandro Cani) ha effettuato una prima spedizione fotografica per avere un’idea dell’approccio da avere e delle possibilità di scatto. http://www.sangavino.net/modules.php?name=News&file=article&sid=1443

Entrando nella serra si percepisce immediatamente che la temperatura e l’alta umidità non renderanno le cose facili (meglio portarsi una maglietta per potersi cambiare all’uscita, vi assicuro che in diversi momenti  vi sembrerà di stare in una sauna). Una musica rilassante fa da sottofondo e ci accompagna durante gli scatti.

Pochi metri oltre l’ingresso una farfalla si è posata su una mia spalla, e poco più in  là anche sul braccio di Giovanni (nel caso aveste dei dubbi, nella foto Giovanni è quello con la maglietta bianca, la farfalla è quella più piccola).

E’ stato davvero emozionante vedere volteggiare due splendide e grandi farfalle azzurre (le più difficili da beccare…..non si fermavano quasi mai).

Che meraviglia vedere quelle che sembrano delle foglie secche, od osservare quelle più semplici da fotografare, che mangiavano da una pesca nello stadio iniziale di decomposizione.

La zona delle crisalidi, delicatamente appese o posate su degli anelli, è uno dei suggestivi angoli da visitare.

Serve un obbiettivo macro?
E’ sicuramente estremamente utile, ed è l’ideale, in particolare se volete fotografare i dettagli, ma anche un tele, possibilmente stabilizzato, e con una ridotta distanza di messa a fuoco, può essere sufficiente per ottenere delle buone foto. Maggiore sarà la lunghezza focale, maggiore sarà la distanza a cui si potrà scattare, e , naturalmente, maggiori saranno le difficoltà.

E’ difficile?

http://www.flickr.com/photos/giusmelix/6015225228 
Canon EOS 1DsMkII + Sigma 180mm macro
800 ISO, 1/100sec, f/6.3

Abbastanza, ma non bisogna scoraggiarsi se non si ottengono sempre buoni risultati; diverse farfalle non si posano quasi mai, o lo fanno solo per pochi secondi, ma ci sono anche dei soggetti semplici, come le farfalle che mangiano, ed alcune che stanno immobili per diversi minuti. Per fortuna ci sono anche delle raganelle dai colori vivaci e sgargianti, ferme tra le foglie delle piante, tra i fiori, o tra le canne.

La stanchezza si è fatta sentire presto, sia per il peso di macchine ed obbiettivi, che per il caldo umido, ma siccome siamo andati lì per divertirci, abbiamo resistito per un paio d’ore, pur di portare a casa delle belle immagini.

Si può usare anche il cavalletto, ma è abbastanza fastidioso (io ho usato per un pò il Manfrotto 190, perchè con il 180mm è veramente difficile stare fermi e tenere la messa a fuoco, poi ho rinunciato ad avere un punto di appoggio, per potermi muovere più facilmente); la prossima volta proverò con un monopiede.

Abbiamo usato la seguente attrezzatura:
Giuseppe:
Canon EOS 1Ds MarkII + Sigma 180mm macro
Canon EOS 40D + Canon EF 70-200mm f/2.8 L IS II
Giovanni:
Canon EOS 7D + Canon EF 100mm f/2.8 macro L IS
Alessandro:
Nikon D700 e Nikon D300 con 24-70mm f/2.8 e 70-200mm f/2.8

Dopo le prime foto, ho visto che i tempi di scatto, pur con un diaframma di 5.6 o 6.3 (che sono già troppo aperti per avere una profondità di campo minima per avere buone probabilità di ottenere una messa a fuoco corretta) erano troppo lunghi per focali  che usavo, ed ho portato gli ISO a inzialmente a 640, e poi a 800 (meglio eliminare un pò di rumore in post produzione che buttar via una foto mossa).

Nonostante questo non è stato facile evitare il mosso, anche se ho la mano abbastanza ferma, perchè i tempi di scatto erano tra 1/60 di secondo ed 1/200 (che è il tempo di scatto minimo teorico di sicurezza di  con il 180mm macro Sigma).
La situazione era un pò più semplice con il 70-200 stabilizzato montato sulla EOS 40D, dato che tale obbiettivo è dotato del più avanzato e recente stabilizzatore in casa Canon; purtroppo però con tale obbiettivo, che ha una distanza minima di messa a fuoco di 1,20 metri (e non è quindi un vero macro) non potevo raggiungere il rapporto d’ingrandimento del Sigma.

Nelle macro a mano libera, bisogna essere coscienti che al rientro bisognerà buttar via parecchie foto.
La regola più importante è quella di utilizzare un solo punto di messa a fuoco, rigorosamente puntato sugli occhi del soggetto. E’ necessario fare più scatti, rimettendo a fuoco ogni volta e scattando appena si sente il bip di conferma dell’autofocus, perchè al momento, anche se voi non ve ne accorgete, state sicuramente oscillando in avanti o indietro (più probabilmente in avanti), e con una profondità di campo di 4-5 millimetri, potete facilmente immaginare che la messa a fuoco finisca dagli occhi della farfalla, sui quali siete concentrai, sulle zampe o sulle ali.

Con una macchina compatta, per certi versi, le cose si fanno più facili.
La profondità di campo diventa estremamente più elevata, facilitando veramente tanto la messa a fuoco,ma rendendo direttamente percebili dall’osservatore, tanti altri elementi (foglie, dettagli inutili, …..).

http://www.flickr.com/photos/giusmelix/6016062576/
Canon EOS 1DsMkII + Sigma 180mm macro
800 ISO, 1/400sec, f/6.3

Con tali fotocamere, oltre al rumore digitale che diventa evidente oltre i 200 ISO, si perde infatti una cosa estremamente importante, che è la qualità dello sfuocato, normalmente chiamato il “bokeh”.

Il bokeh contribuisce così notevolmente allo stacco del soggetto dallo sfondo, da trasformare radicalmente una fotografia.

Gli occhi dell’osservatore non si perdono su elementi di disturbo, e le dolci sfumature di colore dello sfondo contribuiscono a formare, unitamente ad un soggetto che deve invece assolutamente essere nitido e definito, una bella macrofotografia.

Mostra fotografica "Karrasegare"

L’Associazione fotografica Effezero, in collaborazione con il Caffè dell’Arte, ha inaugurato l’11 marzo una mostra fotografica sul carnevale tradizionale sardo. La mostra comprende oltre 40 fotografie in bianco e nero, scattate da diversi fotografi di Effezero (me compreso!).

Le foto saranno esposte sino al 25 marzo presso il Caffè dell’Arte in via Caprera 3 a Cagliari, ed inoltre , la mattina di domenica 20 marzo, sarà possibile vederle durante la manifestazione “Artisti in piazza”, sempre a Cagliari, in Piazza del Carmine (cercate il gazebo di Effezero).

Prosegue il corso di fotografia al’Università della Terza età di Quartu S.Elena

L’Università della Terza età di Quartu S.Elena ( http://www.univerquartu.it/ ) mi ha chiesto di riprendere le lezioni del Corso di fotografia, la cui prima edizione si è svolta nel periodo da novembre 2009 a maggio 2010,ed ho accettato molto volentieri l’invito, perchè l’esperienza avuta l’anno scorso è stata veramente gratificante, e l’ambiente cordiale che ho trovato e l’entusiasmo dei corsisti mi ha piacevolmente colpito.

Le prime due lezioni sono servite a riprendere alcuni degli argomenti più importanti già trattati l’anno scorso (la composizione delle fotografie, le impostazini di base comuni a tutte le moderne fotocamere, e la visione di ciò che ci circonda con un occhio più attento, educando lo sguardo a cogliere quelle immagini che possono trasmettere sensazioni  a chi le guarda).
Sono lieto del fatto che l’affluenza nelle prime due giornate sia stata veramente notevole, anche se questo comporterà per me uno sforzo ancora maggiore per cercare di trovare il modo di riuscire a trasmettere nel modo migliore alle persone che seguono il corso i concetti e le conoscenze che fanno parte delle loro aspettative.
Proseguirò per alcune altre lezioni a parlare delle nozioni di base sull utilizzo della fotocamera, cercando di spaziare dalle nozioni elementari utili a coloro che possiedono una compatta con poche possibilità di regolazioni, a quelle conoscenze più approfondite che possano tornare utili a coloro che hanno una fotocamera più evoluta, come una bridge, o una reflex.
Invito tutti coloro che frequenano il corso, e visitano il mio sito e questo blog, a scrivermi, inviarmi suggerimenti, critiche e proposte, in modo che possa adattare la scaletta degli argomenti da trattare.
Per chi volesse conoscere le date delle lezioni, ecco il link alla pagina del diario settimanale dei corsi:
http://www.univerquartu.it/calendario.php .
Potete venire a seguire il corso di fotografia il mercoledi’, dalle 17.00 alle 18.00, ogni due settimane.

Effezero: fotografie a Mamoiada

Un gruppo di fotografi di Effezero si sta preparando per andare a fotografare la festa di Sant’Antonio a Mamoiada, in provincia di Nuoro.
Si parte la mattina alle 09.30, per arrivare con tranquillità all’ora di pranzo, in tempo per assistere ai preparativi che avverranno nel primo pomeriggio.
Una ricerca di notizie sulla manifestazione permette, a chi non c’è mai stato, come me, di avere un’idea abbastanza precisa di come si svolgerà.
Ci sarà la possibilità di fotografare, oltre alla maschere caratteristiche di Mamoiada (i Mamuthones e gli “Issohadores”), i fuochi di Sant’Antonio (che verranno accesi dal giorno prima, domenica, ma che dovrebbero essere mantenuti anche per il giorno successivo).

I Mammuthones con i loro costumi caratteristici

Sembra banale, ma le previsioni del tempo sono importanti, per fortuna sono previsti 12°C all’ora di pranzo, e 5°C alle 19.00. Sono previste delle nubi sparse (niente pioggia per fortuna).
Speriamo in un bel cielo azzurro, magari con qualche nuvola (che fotograficamente parlando ci sta sempre bene).

La manifestazione richiama da tempo una notevole quantità di persone,
per cui è bene cercare di predisporsi alle difficoltà che si presenteranno.

Le foto delle manifestazioni nelle strade di un centro abitato richiedono una particolare attenzione nel cercare di evitare la maggior parte degli elementi di disturbo tipicamente presenti (cartelli stradali, insegne, serrande metalliche, auto parcheggiate, persone del posto, turisti, e …. molti altri fotografi).

Sarà opportuno cercare di scattare immagini con un taglio stretto, con un tele possibilmente luminoso in modo da poter, se necessario, sfuocare efficacemente lo sfondo per isolare meglio il soggetto.
Volendo documentare bene l’evento sarà però anche necessario rendere al meglio il contesto nel quale la manifestazione si svolge, per cui un grandangolo, magari montato su un secondo corpo macchina, sarà senz’altro utile, pur con la necessaria attenzione per evitare di inquadrare elementi inutili.

I preparativi dell’attrezzatura sono importanti, è inutile portarsi appresso materiale che pesa e non serve. Proviamo a prepararci al meglio.

Dopo aver caricato la sera prima le batterie delle fotocamere , e due set di stilo,
ho formattato tutte le memory card (non c’è nulla di più fastidioso, quando hai fretta, che inserire una memory card, cominciare a scattare, e dopo un pò accorgerti che lo spazio è finito. A quel punto non puoi più formattarla per non perdere le ultime foto scattate, e sei costretto a cancellare manualmente tutte le foto che hai già scaricato sul PC !!).

Nella mia borsa sto inserendo:

Un corpo Canon EOS 40D (APS-C) + 3 batterie
Un corpo Canon EOS 1Ds mark II (Full frame) + 2 batterie

Il grandangolo Sigma 10-20mm (da usare con la 40D)
Uno zoom tuttofare Canon EF 24-105mm
Il fantastico e luminoso tele Canon EF 70-200mm F:2.8 L IS II
Il Canon EF 50mm F:1.4 (con la sua luminosità potrebbe tornare utile)
Il flash Canon 580exII
Compact Flash di varia capacità.

Monopiede e cavalletto Mafrotto 190 staranno di scorta in auto, a disposizione nel caso servano per fotografare i fuochi dopo il tramonto.

Dubito dell’utilità del flash, rende innaturali le foto scattate in queste situazioni, se usato come luce principale, ma in alcuni casi può aiutare per schiarire leggermente le ombre, regolando l’esposizione flash a -1 stop.

Per il resto,
godiamoci la giornata e l’ospitalità mamoiadina,
affronteremo una nuova esperienza dal punto di vista fotografico,
scattiamo con attenzione sperando di portare a casa qualche bella immagine,
e divertiamoci.

Corso "Elementi di base di fotografia" – Università della terza età – Quartu S.E.

Rieccomi sul blog,
so che gli aggiornamenti non sono molto frequenti,
ma il tempo scarseggia, e dovendo scegliere tra stare al computer o uscire a fare qualche scatto,
…..esco a fare qualche scatto !!

Siamo ormai alla quarta lezione del corso di fotografia all’Università della terza età di Quartu.
La partecipazione è, almeno per ora, notevole, segno (spero) che le lezioni siano interessanti.

Dall’esame delle schede compilate dai partecipanti ho visto che la maggior parte delle persone possiede una compatta digitale, anche se sono presenti alcune reflex digitali, alcune reflex a pellicola ed altre fotocamere pù semplici , sempre a pellicola.

L’indirizzo del corso deve pertanto essere generico e abbastanza semplice da poter coinvolgere tutti i partecipanti, con una trattazione di base degli aspetti fondamentali, che consenta ai principianti assoluti di seguire gli argomenti senza perdersi in aspetti tecnici non indispensabili per ottenere delle buone immagini, e senza peraltro annoiare chi ha una macchina più evoluta e conoscenze più approfondite.

Certo, un’ora sola di lezione con cosi’ tante persone presenti , tra l’esposizione e le risposte alle domande, non lascia moltissimo spazio per vedere tutte le foto, ma vedremo di trovare un modo per scaricare le foto sul mio PC prima o dopo la lezione, magari fuori dall’aula.

Sin’ora abbiamo parlato, nelle 4 lezioni già fatte, di:

  • Cos’è la fotografia, quali sono gli obbiettivi del corso e quali sono gli aspetti emozionali che rendono quest’attività così piacevole e coinvolgente.
  • I componenti della fotocamera
  • Gli errori da evitare
  • L’elemento sensibile (pellicola e sensore), la sensibilità, vantaggi e svantaggi della pellicola e del digitale

Nelle prossime giornate, salvo eventuali contrattempi,
ed in attesa di qualche bella giornata primaverile che ci consenta di fare qualche uscita fotografica di gruppo, vorrei parlare (non necessariamente in quest’ordine), di:

  • Elementi di base di composizione dell’immagine
  • Gli obbiettivi
  • La luce e le sue caratteristiche
  • Tempi e diaframmi
  • Esposizione

Alcuni dei partecipanti mi stanno già inviando per email le loro foto,
e questo mi fa molto piacere, anche perchè mi consente di osservarle e commentarle con calma, e invito anche gli altri partecipanti ad inviarmele al seguente indirizzo, con la sola richiesta di limitare l’invio a tre o quattro foto per volta (siate voi stessi a scegliere quelle che “per voi” rappresentano qualcosa di interessante, iniziando cosi’ a sviluppare quel senso critico di autovalutazione che è uno degli obbiettivi del corso).
Ecco la mia email:
giusmelix@yahoo.it

grazie
giuseppe

p.s.:
vorrei far notare a tutti i visitatori del blog che è possibile commentare i miei post, facendo click, proprio qui sotto, su comments (ricordatevi di scrivere il vostro nome e la vostra email)

L’inizio della mia passione fotografica (1 parte)

Bene,

eccomi di nuovo sul blog, per raccontare come è cominciata la mia passione per la fotografia.

Prima di arrivare al digitale
mi sono dedicato sin da ragazzo alla fotografia analogica, e come succede credo un pò con tutti gli hobby, avevo messo da parte negli ultimi tempi la mia passione iniziale, sia per le vicissitudini che fanno parte della vita di tutte le persone (acquisto della casa, trasferimenti, matrimono, figli da portare a scuola, ecc), sia perchè una serie di altri interessi come il computer (vi ricordate il Commodore VIC20, il 64, lo ZX Spectrum?, fanno parte di molte ore di sonno perse) e la musica (la mia stupenda Fender Stratocaster, il basso Fender Musicmaster, un pò di tastiere, ecc) mi avevano fatto accantonare la fotografia; d’altronde, purtroppo, le 24 ore di una giornata non bastano per saziare la mia voglia di imparare e conoscere cose nuove.

Devo dire che mio padre ha stimolato in maniera sensibile la mia passione fotografica.
Mi piaceva guardare le foto in BN da lui scattate sin dal tempo del suo matrimonio, a noi che eravamo piccoli, ai soliti incontri con i parenti, finchè gli ho chiesto di poter usare la sua Agfa Silette (tempi di 1/25, 1/50,1/200 e posa B, obbiettivo Afga Agnar 1:3,5, 45mm ), il suo esposimetro al selenio esterno, e sono andato a comprarmi un rullino in BN (credo di avere ancora il negativo conservato).
Avevo 14 anni, ed era il 1976 (ora sapete anche quanti anni ho).


L’uso dell’esposimetro esterno, con le sue chiare scale relative alla sensibilità e alle coppie tempo/diaframma, mi aiutò molto nelle fasi iniziali, e mi consentì di impararle con facilità .

Arrivato in prima superiore, all’Istituto Tecnico Industriale Giua di Cagliari, mentre raccoglievo i soldi per la mia prima fotocamera, ho portato a scuola l’Almanacco di Fotografare, con una sovracopertina per non farmi notare, ma venni tragicamente chiamato dal professore di disegno tecnico, l’ing. Palomba, che mi raggelò dicendomi “Tu, portami qua quel libro che hai sul banco”. Mi preparai ad un cazziatone, e glielo portai, ma fortunatamente era un appassionato di fotografia, oltre che regista, e mi parlò della sua reflex Konica.

Riuscii ad usare per un pò di tempo, al posto dell’Agfa Silette, una Canonet QL, una discreta macchina a telemetro di mio zio che finalmente aveva l’esposimetro incorporato, e allora nacque la mia passione per le Canon.

Un mio compagno di scuola mi disse che si sviluppava i rullini, e mi portò il giorno dopo la sua sviluppatrice. Dopo aver fatto alcune prove alla luce del giorno per capire la tecnica per caricare la pellicola nella spirale, scattai velocemente un rullino Ilford FP4, mi chiusi dentro l’armadio della mia camera, e sigillai con nastro isolante nero le fessure degli sportelli, per cercare di ottenere il buio più completo che potessi. Il caldo, ed il rischio di asfissia, erano abbastanza elevati, dato anche che, essendo la prima volta, non fu affatto facile riuscire a caricare la pellicola.
Una volta riuscito nell’intento, cominciai a sperimentare i vari sviluppi e fissaggi, provando D76-ID11, Rodinal, Agefix e vari altri.

Naturalmente mi comprai subito una sviluppatrice Paterson, ormai il morbo della fotografia si stava impossessando di me, gli esperimenti con altre pellicole, HP4, Pan-F ecc dovevano essere trasferiti su carta, e così cominciai a chiedere a mio padre di comprare un ingranditore, e dopo qualche tempo arrivò un bellissimo Philips con il suo obbiettivo Rodenstock da 50mm, che costava allora 70.000 lire, un paio di bacinelle e di bottiglie, e via a stampare in una camera oscura ricavata in un angolo di un magazzino.

Beh, ricordo ancora come mi tremavano le mani dall’emozione quando vidi apparire l’immagine sul primo foglio stampato in camera oscura.

Finalmente avevo messo da parte i soldi per la mia prima reflex, e fu così che acquistai, di importazione “parallela” una Canon AT-1, completamente manuale, con il suo 50mm 1.8.

Ricordo ancora anche l’odore che aveva quando la usavo le prime volte, appena tolta dalla scatola.

La rigiravo tra le mani, finalmente avevo una vera macchina fotografica, è proprio vero che quando attendi tanto di avere qualcosa che veramente desideri, provi qualcosa di speciale nel momento in cui la ottieni.
L’obbiettivo era intercambiabile, e questo significava …. altri soldi da spendere, che proprio non avevo.