La casa delle farfalle – Effezero in action

Un’esperienza fotografica interessante e stimolante, per chi è appassionato di macro e di natura, è quella di effettuare degli scatti alle farfalle.
Normalmente è possibile trovarle all’aperto, e per gli conoscitori attenti del mondo animale, è sicuramente possibile indivuarle con più facilità, riconoscerne la specie e le caratteristiche.
Per un appassionato di fotografia, anche non esperto di natura, rappresentano comunque un soggetto dal quale è possibile, con pazienza, attenzione e, comunque, di un pizzico di fortuna, trarre delle belle immagini.

Canon EOS 1DsMkII + Sigma 180mm macro

Le farfalle, di per se, hanno un volo molto irregolare, fortemente influenzato dalle correnti d’aria, per cui è da escludere poter pensare di fotografarle in movimento.
Bisogna pertanto approfittare dei momenti in cui si posano, e possibilmente di quelli nei quali le ali sono aperte.
Le difficoltà nel mettere a fuoco un soggetto così vicino, con una profondità di campo ridotta, vengono ulteriormente accentuate, all’aperto, dal fatto che anche un leggero vento può far muovere il fiore o la pianta sulla quale si posano.

L’ideale è quindi avere a disposizione molte farfalle, in un posto chiuso, ma abbastanza ampio da potersi muovere agevolmente, con una luce diffusa che eviti ombre nette e dure, e senza movimenti d’aria.

Il posto ideale è sicuramente “La casa delle farfalle”, che si trova a San Gavino in provincia di Cagliari, nella quale un manipolo di fotografi di Effezero (io, Giovanni Maciocco ed Alessandro Cani) ha effettuato una prima spedizione fotografica per avere un’idea dell’approccio da avere e delle possibilità di scatto. http://www.sangavino.net/modules.php?name=News&file=article&sid=1443

Entrando nella serra si percepisce immediatamente che la temperatura e l’alta umidità non renderanno le cose facili (meglio portarsi una maglietta per potersi cambiare all’uscita, vi assicuro che in diversi momenti  vi sembrerà di stare in una sauna). Una musica rilassante fa da sottofondo e ci accompagna durante gli scatti.

Pochi metri oltre l’ingresso una farfalla si è posata su una mia spalla, e poco più in  là anche sul braccio di Giovanni (nel caso aveste dei dubbi, nella foto Giovanni è quello con la maglietta bianca, la farfalla è quella più piccola).

E’ stato davvero emozionante vedere volteggiare due splendide e grandi farfalle azzurre (le più difficili da beccare…..non si fermavano quasi mai).

Che meraviglia vedere quelle che sembrano delle foglie secche, od osservare quelle più semplici da fotografare, che mangiavano da una pesca nello stadio iniziale di decomposizione.

La zona delle crisalidi, delicatamente appese o posate su degli anelli, è uno dei suggestivi angoli da visitare.

Serve un obbiettivo macro?
E’ sicuramente estremamente utile, ed è l’ideale, in particolare se volete fotografare i dettagli, ma anche un tele, possibilmente stabilizzato, e con una ridotta distanza di messa a fuoco, può essere sufficiente per ottenere delle buone foto. Maggiore sarà la lunghezza focale, maggiore sarà la distanza a cui si potrà scattare, e , naturalmente, maggiori saranno le difficoltà.

E’ difficile?

http://www.flickr.com/photos/giusmelix/6015225228 
Canon EOS 1DsMkII + Sigma 180mm macro
800 ISO, 1/100sec, f/6.3

Abbastanza, ma non bisogna scoraggiarsi se non si ottengono sempre buoni risultati; diverse farfalle non si posano quasi mai, o lo fanno solo per pochi secondi, ma ci sono anche dei soggetti semplici, come le farfalle che mangiano, ed alcune che stanno immobili per diversi minuti. Per fortuna ci sono anche delle raganelle dai colori vivaci e sgargianti, ferme tra le foglie delle piante, tra i fiori, o tra le canne.

La stanchezza si è fatta sentire presto, sia per il peso di macchine ed obbiettivi, che per il caldo umido, ma siccome siamo andati lì per divertirci, abbiamo resistito per un paio d’ore, pur di portare a casa delle belle immagini.

Si può usare anche il cavalletto, ma è abbastanza fastidioso (io ho usato per un pò il Manfrotto 190, perchè con il 180mm è veramente difficile stare fermi e tenere la messa a fuoco, poi ho rinunciato ad avere un punto di appoggio, per potermi muovere più facilmente); la prossima volta proverò con un monopiede.

Abbiamo usato la seguente attrezzatura:
Giuseppe:
Canon EOS 1Ds MarkII + Sigma 180mm macro
Canon EOS 40D + Canon EF 70-200mm f/2.8 L IS II
Giovanni:
Canon EOS 7D + Canon EF 100mm f/2.8 macro L IS
Alessandro:
Nikon D700 e Nikon D300 con 24-70mm f/2.8 e 70-200mm f/2.8

Dopo le prime foto, ho visto che i tempi di scatto, pur con un diaframma di 5.6 o 6.3 (che sono già troppo aperti per avere una profondità di campo minima per avere buone probabilità di ottenere una messa a fuoco corretta) erano troppo lunghi per focali  che usavo, ed ho portato gli ISO a inzialmente a 640, e poi a 800 (meglio eliminare un pò di rumore in post produzione che buttar via una foto mossa).

Nonostante questo non è stato facile evitare il mosso, anche se ho la mano abbastanza ferma, perchè i tempi di scatto erano tra 1/60 di secondo ed 1/200 (che è il tempo di scatto minimo teorico di sicurezza di  con il 180mm macro Sigma).
La situazione era un pò più semplice con il 70-200 stabilizzato montato sulla EOS 40D, dato che tale obbiettivo è dotato del più avanzato e recente stabilizzatore in casa Canon; purtroppo però con tale obbiettivo, che ha una distanza minima di messa a fuoco di 1,20 metri (e non è quindi un vero macro) non potevo raggiungere il rapporto d’ingrandimento del Sigma.

Nelle macro a mano libera, bisogna essere coscienti che al rientro bisognerà buttar via parecchie foto.
La regola più importante è quella di utilizzare un solo punto di messa a fuoco, rigorosamente puntato sugli occhi del soggetto. E’ necessario fare più scatti, rimettendo a fuoco ogni volta e scattando appena si sente il bip di conferma dell’autofocus, perchè al momento, anche se voi non ve ne accorgete, state sicuramente oscillando in avanti o indietro (più probabilmente in avanti), e con una profondità di campo di 4-5 millimetri, potete facilmente immaginare che la messa a fuoco finisca dagli occhi della farfalla, sui quali siete concentrai, sulle zampe o sulle ali.

Con una macchina compatta, per certi versi, le cose si fanno più facili.
La profondità di campo diventa estremamente più elevata, facilitando veramente tanto la messa a fuoco,ma rendendo direttamente percebili dall’osservatore, tanti altri elementi (foglie, dettagli inutili, …..).

http://www.flickr.com/photos/giusmelix/6016062576/
Canon EOS 1DsMkII + Sigma 180mm macro
800 ISO, 1/400sec, f/6.3

Con tali fotocamere, oltre al rumore digitale che diventa evidente oltre i 200 ISO, si perde infatti una cosa estremamente importante, che è la qualità dello sfuocato, normalmente chiamato il “bokeh”.

Il bokeh contribuisce così notevolmente allo stacco del soggetto dallo sfondo, da trasformare radicalmente una fotografia.

Gli occhi dell’osservatore non si perdono su elementi di disturbo, e le dolci sfumature di colore dello sfondo contribuiscono a formare, unitamente ad un soggetto che deve invece assolutamente essere nitido e definito, una bella macrofotografia.

Mostra fotografica "Karrasegare"

L’Associazione fotografica Effezero, in collaborazione con il Caffè dell’Arte, ha inaugurato l’11 marzo una mostra fotografica sul carnevale tradizionale sardo. La mostra comprende oltre 40 fotografie in bianco e nero, scattate da diversi fotografi di Effezero (me compreso!).

Le foto saranno esposte sino al 25 marzo presso il Caffè dell’Arte in via Caprera 3 a Cagliari, ed inoltre , la mattina di domenica 20 marzo, sarà possibile vederle durante la manifestazione “Artisti in piazza”, sempre a Cagliari, in Piazza del Carmine (cercate il gazebo di Effezero).

Prosegue il corso di fotografia al’Università della Terza età di Quartu S.Elena

L’Università della Terza età di Quartu S.Elena ( http://www.univerquartu.it/ ) mi ha chiesto di riprendere le lezioni del Corso di fotografia, la cui prima edizione si è svolta nel periodo da novembre 2009 a maggio 2010,ed ho accettato molto volentieri l’invito, perchè l’esperienza avuta l’anno scorso è stata veramente gratificante, e l’ambiente cordiale che ho trovato e l’entusiasmo dei corsisti mi ha piacevolmente colpito.

Le prime due lezioni sono servite a riprendere alcuni degli argomenti più importanti già trattati l’anno scorso (la composizione delle fotografie, le impostazini di base comuni a tutte le moderne fotocamere, e la visione di ciò che ci circonda con un occhio più attento, educando lo sguardo a cogliere quelle immagini che possono trasmettere sensazioni  a chi le guarda).
Sono lieto del fatto che l’affluenza nelle prime due giornate sia stata veramente notevole, anche se questo comporterà per me uno sforzo ancora maggiore per cercare di trovare il modo di riuscire a trasmettere nel modo migliore alle persone che seguono il corso i concetti e le conoscenze che fanno parte delle loro aspettative.
Proseguirò per alcune altre lezioni a parlare delle nozioni di base sull utilizzo della fotocamera, cercando di spaziare dalle nozioni elementari utili a coloro che possiedono una compatta con poche possibilità di regolazioni, a quelle conoscenze più approfondite che possano tornare utili a coloro che hanno una fotocamera più evoluta, come una bridge, o una reflex.
Invito tutti coloro che frequenano il corso, e visitano il mio sito e questo blog, a scrivermi, inviarmi suggerimenti, critiche e proposte, in modo che possa adattare la scaletta degli argomenti da trattare.
Per chi volesse conoscere le date delle lezioni, ecco il link alla pagina del diario settimanale dei corsi:
http://www.univerquartu.it/calendario.php .
Potete venire a seguire il corso di fotografia il mercoledi’, dalle 17.00 alle 18.00, ogni due settimane.

Effezero: fotografie a Mamoiada

Un gruppo di fotografi di Effezero si sta preparando per andare a fotografare la festa di Sant’Antonio a Mamoiada, in provincia di Nuoro.
Si parte la mattina alle 09.30, per arrivare con tranquillità all’ora di pranzo, in tempo per assistere ai preparativi che avverranno nel primo pomeriggio.
Una ricerca di notizie sulla manifestazione permette, a chi non c’è mai stato, come me, di avere un’idea abbastanza precisa di come si svolgerà.
Ci sarà la possibilità di fotografare, oltre alla maschere caratteristiche di Mamoiada (i Mamuthones e gli “Issohadores”), i fuochi di Sant’Antonio (che verranno accesi dal giorno prima, domenica, ma che dovrebbero essere mantenuti anche per il giorno successivo).

I Mammuthones con i loro costumi caratteristici

Sembra banale, ma le previsioni del tempo sono importanti, per fortuna sono previsti 12°C all’ora di pranzo, e 5°C alle 19.00. Sono previste delle nubi sparse (niente pioggia per fortuna).
Speriamo in un bel cielo azzurro, magari con qualche nuvola (che fotograficamente parlando ci sta sempre bene).

La manifestazione richiama da tempo una notevole quantità di persone,
per cui è bene cercare di predisporsi alle difficoltà che si presenteranno.

Le foto delle manifestazioni nelle strade di un centro abitato richiedono una particolare attenzione nel cercare di evitare la maggior parte degli elementi di disturbo tipicamente presenti (cartelli stradali, insegne, serrande metalliche, auto parcheggiate, persone del posto, turisti, e …. molti altri fotografi).

Sarà opportuno cercare di scattare immagini con un taglio stretto, con un tele possibilmente luminoso in modo da poter, se necessario, sfuocare efficacemente lo sfondo per isolare meglio il soggetto.
Volendo documentare bene l’evento sarà però anche necessario rendere al meglio il contesto nel quale la manifestazione si svolge, per cui un grandangolo, magari montato su un secondo corpo macchina, sarà senz’altro utile, pur con la necessaria attenzione per evitare di inquadrare elementi inutili.

I preparativi dell’attrezzatura sono importanti, è inutile portarsi appresso materiale che pesa e non serve. Proviamo a prepararci al meglio.

Dopo aver caricato la sera prima le batterie delle fotocamere , e due set di stilo,
ho formattato tutte le memory card (non c’è nulla di più fastidioso, quando hai fretta, che inserire una memory card, cominciare a scattare, e dopo un pò accorgerti che lo spazio è finito. A quel punto non puoi più formattarla per non perdere le ultime foto scattate, e sei costretto a cancellare manualmente tutte le foto che hai già scaricato sul PC !!).

Nella mia borsa sto inserendo:

Un corpo Canon EOS 40D (APS-C) + 3 batterie
Un corpo Canon EOS 1Ds mark II (Full frame) + 2 batterie

Il grandangolo Sigma 10-20mm (da usare con la 40D)
Uno zoom tuttofare Canon EF 24-105mm
Il fantastico e luminoso tele Canon EF 70-200mm F:2.8 L IS II
Il Canon EF 50mm F:1.4 (con la sua luminosità potrebbe tornare utile)
Il flash Canon 580exII
Compact Flash di varia capacità.

Monopiede e cavalletto Mafrotto 190 staranno di scorta in auto, a disposizione nel caso servano per fotografare i fuochi dopo il tramonto.

Dubito dell’utilità del flash, rende innaturali le foto scattate in queste situazioni, se usato come luce principale, ma in alcuni casi può aiutare per schiarire leggermente le ombre, regolando l’esposizione flash a -1 stop.

Per il resto,
godiamoci la giornata e l’ospitalità mamoiadina,
affronteremo una nuova esperienza dal punto di vista fotografico,
scattiamo con attenzione sperando di portare a casa qualche bella immagine,
e divertiamoci.

L’inizio della mia passione fotografica (1 parte)

Bene,

eccomi di nuovo sul blog, per raccontare come è cominciata la mia passione per la fotografia.

Prima di arrivare al digitale
mi sono dedicato sin da ragazzo alla fotografia analogica, e come succede credo un pò con tutti gli hobby, avevo messo da parte negli ultimi tempi la mia passione iniziale, sia per le vicissitudini che fanno parte della vita di tutte le persone (acquisto della casa, trasferimenti, matrimono, figli da portare a scuola, ecc), sia perchè una serie di altri interessi come il computer (vi ricordate il Commodore VIC20, il 64, lo ZX Spectrum?, fanno parte di molte ore di sonno perse) e la musica (la mia stupenda Fender Stratocaster, il basso Fender Musicmaster, un pò di tastiere, ecc) mi avevano fatto accantonare la fotografia; d’altronde, purtroppo, le 24 ore di una giornata non bastano per saziare la mia voglia di imparare e conoscere cose nuove.

Devo dire che mio padre ha stimolato in maniera sensibile la mia passione fotografica.
Mi piaceva guardare le foto in BN da lui scattate sin dal tempo del suo matrimonio, a noi che eravamo piccoli, ai soliti incontri con i parenti, finchè gli ho chiesto di poter usare la sua Agfa Silette (tempi di 1/25, 1/50,1/200 e posa B, obbiettivo Afga Agnar 1:3,5, 45mm ), il suo esposimetro al selenio esterno, e sono andato a comprarmi un rullino in BN (credo di avere ancora il negativo conservato).
Avevo 14 anni, ed era il 1976 (ora sapete anche quanti anni ho).


L’uso dell’esposimetro esterno, con le sue chiare scale relative alla sensibilità e alle coppie tempo/diaframma, mi aiutò molto nelle fasi iniziali, e mi consentì di impararle con facilità .

Arrivato in prima superiore, all’Istituto Tecnico Industriale Giua di Cagliari, mentre raccoglievo i soldi per la mia prima fotocamera, ho portato a scuola l’Almanacco di Fotografare, con una sovracopertina per non farmi notare, ma venni tragicamente chiamato dal professore di disegno tecnico, l’ing. Palomba, che mi raggelò dicendomi “Tu, portami qua quel libro che hai sul banco”. Mi preparai ad un cazziatone, e glielo portai, ma fortunatamente era un appassionato di fotografia, oltre che regista, e mi parlò della sua reflex Konica.

Riuscii ad usare per un pò di tempo, al posto dell’Agfa Silette, una Canonet QL, una discreta macchina a telemetro di mio zio che finalmente aveva l’esposimetro incorporato, e allora nacque la mia passione per le Canon.

Un mio compagno di scuola mi disse che si sviluppava i rullini, e mi portò il giorno dopo la sua sviluppatrice. Dopo aver fatto alcune prove alla luce del giorno per capire la tecnica per caricare la pellicola nella spirale, scattai velocemente un rullino Ilford FP4, mi chiusi dentro l’armadio della mia camera, e sigillai con nastro isolante nero le fessure degli sportelli, per cercare di ottenere il buio più completo che potessi. Il caldo, ed il rischio di asfissia, erano abbastanza elevati, dato anche che, essendo la prima volta, non fu affatto facile riuscire a caricare la pellicola.
Una volta riuscito nell’intento, cominciai a sperimentare i vari sviluppi e fissaggi, provando D76-ID11, Rodinal, Agefix e vari altri.

Naturalmente mi comprai subito una sviluppatrice Paterson, ormai il morbo della fotografia si stava impossessando di me, gli esperimenti con altre pellicole, HP4, Pan-F ecc dovevano essere trasferiti su carta, e così cominciai a chiedere a mio padre di comprare un ingranditore, e dopo qualche tempo arrivò un bellissimo Philips con il suo obbiettivo Rodenstock da 50mm, che costava allora 70.000 lire, un paio di bacinelle e di bottiglie, e via a stampare in una camera oscura ricavata in un angolo di un magazzino.

Beh, ricordo ancora come mi tremavano le mani dall’emozione quando vidi apparire l’immagine sul primo foglio stampato in camera oscura.

Finalmente avevo messo da parte i soldi per la mia prima reflex, e fu così che acquistai, di importazione “parallela” una Canon AT-1, completamente manuale, con il suo 50mm 1.8.

Ricordo ancora anche l’odore che aveva quando la usavo le prime volte, appena tolta dalla scatola.

La rigiravo tra le mani, finalmente avevo una vera macchina fotografica, è proprio vero che quando attendi tanto di avere qualcosa che veramente desideri, provi qualcosa di speciale nel momento in cui la ottieni.
L’obbiettivo era intercambiabile, e questo significava …. altri soldi da spendere, che proprio non avevo.

Rientro dall’Abruzzo

Eccomi di ritorno,
anche se il mio turno è arrivato ora,
e ormai sono passati due mesi dal sisma,
non è stata certo una passeggiata.

Le verifiche sulla stabilità delle abitazioni, per valutare se renderle agibili, sono state abbastanza impegnative, praticamente per una settimana si è lavorato ogni giorno dalla mattina alla sera, e la stanchezza si è fatta sentire abbastanza. Riposare in tenda, con la pioggia scrosciante che ti sveglia più volte durante la notte, non aiuta a recuperare le energie, ma il pensiero di chi da due mesi sopporta ben più di questo, e non ha ancora idea di quando potrà tornare in una casa, è più che sufficiente a superare il lieve disagio.

Buona parte degli scatti che ho fatto riguardano le verifiche, le lesioni e i crolli, dato che mi serviva un promemoria che consentisse di avere una traccia delle abitazioni controllate e di ciò che avevo visto, ma durante i rientri serali siamo riusciti a vedere alcune delle zone più colpite, classificate come zone rosse, all’interno delle quali al momento possiamo entrare solo noi Vigili del Fuoco ed eventualmente qualche altra persona che viene con noi.

Sono stato a fare verifiche a Sulmona, a Monticchio e a Piànola, ed ho visto la zona rossa di quest’ultima, de L’Aquila , di Castelnuovo e di Onna, il piccolo centro che è stato quasi completamente distrutto.

E’ difficile catturare in una immagine ciò che si prova passando tra le macerie, tra i muri in procinto di crollare, tra le pareti sventrate tra le quali rimangono talvolta affacciati sul vuoto, un tavolo con le sue sedie, un televisore, un letto, un bagno e gli oggetti che quotidianamente fanno parte delle cose che ci circondano, e sembra di vedere ancora li’ le persone che poche ora prima del terremoto cenavano, parlavano e riempivano di vita quelle stanze.

Ma ciò che non è possibile riportare in una immagine è l’irreale silenzio che rende così strano aggirarsi nelle “zone rosse”. Tutto tace, non si sente nessuno dei piccoli o grandi rumori che ci circondano in ogni momento della giornata, è raro anche sentire qualche uccello. Ci si guarda intorno, circondati dalle macerie, pensando a quei lunghi secondi in cui la terra ha tremato, e a ciò che devono avere provato le persone che ci vivevano.

A parte il pensiero per coloro che non ce l’hanno fatta a mettersi in salvo, il pensiero andava ai bambini, e a tutti coloro che hanno ora comunque paura di tornare nelle proprie case, anche in quelle che non sono state danneggiate in modo grave.

Diverse persone mi hanno ringraziato, alcune sono rimaste stupite dal fatto che i colleghi che sono entrati nelle abitazioni per recuperare le loro cose, nel rischiare entrando in un edificio pericolante, si siano preoccupati anche di prendere i giocattoli dei loro figli.
Forse non hanno pensato a cosa si prova nel vedere un sorriso sul viso di un bambino costretto a vivere in una tenda, nel riavere i propri giochi, e al modo in cui, mentre parlavo con i genitori, guardavano ammirati la divisa e la macchina dei Vigili del Fuoco.

Una signora di circa 60 anni, che da sola ha portato sulle spalle fuori di casa il figlio portatore di handicap privo dell’uso delle gambe, e ora vive in una delle tendopoli, ora che ha la casa agibile, mi ha chiesto un consiglio su come fare a convincerlo a tornare a casa, dato che è spaventato all’idea di sentire di nuovo la casa tremare, e non è stato facile trovare una risposta ……..

Ecco il mio blog

Bene,
finalmente ho creato un blog.
Auguri !
Grazie.
Ora dovrei avere un sacco di idee per riempirlo di contenuti,
giusto?
Bene,
un pò di idee in effetti ce le avrei,
e dato che sto attraversando una di quelle fasi
della vita dedicate ad un hobby particolare,
cercherò di metterci qualcosa che ha a che fare con la fotografia.
Spero che sia interessante per voi,
commentate, discutete, scrivetemi,
insomma,
fate quello che vi pare !!
ciao
giuseppe